Pagina:Lignite in Valgandino.djvu/12

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14 giornale dell’ingegnere
Nel 1851 si aprirono quindi due nuovi pozzi sempre più vicini al centro del bacino, evitando possibilmente lo strato ghiajoso superficiale. Questi scoprirono dopo varj strati minori imperfetti il banco maestro della potenza di circa nove metri sempre più puro e concotto, alla cui escavazione si pose tosto mano con tutta alacrità. Crescevano intanto le ricerche del combustibile, sicchè due bocche sole non bastavano alle impegnate commissioni; onde si dovette nel principio del 1852 aprirne una terza più sotto il colle dove il banco è men puro ed ha anche un’altezza minore di circa un metro (fig. 7, 8, 9).

E qui giudicai giunto il momento di attivare la da tempo ideata applicazione di un motore meccanico agli scavi tanto per esaurirvi le aque di filtrazione, quanto per estrarre il fossile, e per spingervi all’uopo dell’aria ossigenata nel caso convenisse protrarre i lavori a stagione calda, quando lo sviluppo dell’aria mefitica ne provoca la sospensione periodica. Ciò era urgentemente richiesto dall’aumento di spaccio rapidamente cresciuto in questi anni per l’incarimento straordinario della legna, a soddisfare il quale ormai non bastano i semplici mezzi manuali finora applicati. Ma prima era ad accertarsi se il banco carbonifero si estendeva anche al di sopra del paese di Leffe come la giacitura naturale del terreno lo prometteva, giacchè ben prevedevamo che ove l’area a noi concessa non fosse stata anche là fruttifera, fra cinque o sei anni sarebbe stata del tutto usufruttata, nè sarebbe forse tornato prezzo dell’opera l’entrar nelle spese dell’impianto di una macchina a vapore. Infatti nello scorso estate si diè mano ad un nuovo pozzo (fig. 10), il quale per lo ascendere sensibile del terreno superficiale, mentre il banco del lignite si mantiene pressochè orizzontale, toccò l’altezza di circa sessanta metri. Fortuna assecondò i nostri voti avvegnachè rinvenuto il banco dell’altezza di oltre nove metri, e perfettissimo, potemmo accertarci di aver trovato materia all’escavazione per parecchi anni avvenire. E così assestato il piano ai futuri lavori, si provvede ora all’impianto della nuova macchina, la cui esecuzione venne affidata alla ditta Schlegel e C. in Milano.

Dato così uno schizzo storico del procedimento delle nostre cave, entrerò ora a discorrere particolarmente del modo con cui viene intaccato il banco, del come procedono i lavori, del come si mantengono e puntellano le gallerie, e degli arnesi e macchine adoperate. Quando si vuole intaccare una galleria, segnata prima dall’ispettore delle miniere la situazione ed indicatane la direzione, due operaj armati d’accetta ben tagliente con lungo manico, e terminante in punta dalla parte opposta come indica la (fig. 11), l’un de’ quali deve lavorare diritto e l’altro mancino, mettono mano all’opera, ed assecondando le linee a capanna del profilo delle gallerie fanno, appena sotto il tetto, due tagli laterali nell’altezza di circa un metro, nella profondità di circa ottanta centimetri, e nella larghezza non maggiore di un decimetro, tale cioè che vi passi l’accetta nello spingere il colpo e niente più. Preparati questi due tagli, se ne forma un altro consimile orizzontale inferiormente alla medesima profondità, e spinti quindi de’ lunghi cunei di ferro a colpi di mazza nella parte superiore, se ne stacca un parallelepipedo, il più delle volte intero dell’altezza di circa mezzo metro, nella lunghezza di quasi due metri, e della profondità di tre quarti di metro, il quale ridotto coll’accetta a pezzi regolari di due a tre centimetri cubici, si carica sulle carriuole, e si esporta alla bocca del pozzo. Il secondo strato si stacca egualmente risparmiando ii taglio orizzontale e facendo lavorare i cunei dai sotto in su. Gli strati inferiori susseguenti poi che talvolta giungono fino a sei o sette a norma della potenza del banco carbonifero, si ajutano con un terzo taglio verticale posteriore; e così si avanza la galleria come dicono di una strada, operazioni che di solito due tagliatori eseguiscono in una giornata di lavoro, ricavando talvolta fino a tre metri cubici di combustibile netto, escluse le spoglie e le parti terrose o miste che rimangono nella cava a rialzare il pavimento, e che qualora abbondino si gettano nelle gallerie già vuotate che formano magazzini dello scarto. La galleria poi si fa procedere a scaglioni spingendo avanti i tre primi tagli superiori. Si calcola per medio che due tagliatori di me-