Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/19

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ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti 13

     .     .     .     .     .     .     .     .     .     1; e per questo si conclude non solamente molte opere d’ingegno, ma ancora molti vili ministerii concorrere di necessita alla perfezione della vita umana, ed essere vero officio di tutti gli uomini, in quel grado che si truovono o dal cielo o dalla natura o dalla fortuna disposti, servire alla umana generazione. Io arei ben desiderato potermi esercitare in maggior cose; né voglio però per questo mancare in quello che sopporta l’ingegno e forze mie a qualcuno, se non a molti, i quali forse, piú tosto per piacere a me che perché le cose mie satisfaccino a loro, mi hanno confortato a questo, l’autoritá e grazia de’ quali vale assai appresso di me. E, se non potrò far altra utilitá a chi leggerá i versi miei, almanco qualche poco di piacere se ne piglierá, perché forse troveranno qualche ingegno proporzionato e conforme al loro; e, se pure qualcuno se ne ridessi, a me sará grato che tragga de’ versi miei questa voluttá, ancora che sia piccola, parendomi massimamente, publicando questa interpetrazione, sottomettermi piú tosto al giudicio degli altri: conciosiaché, se da me medesimo avessi giudicato questi miei versi indegni d’essere letti, arei fuggito il giudicio degli altri; ma, comentandoli e publicandoli, fuggo, al mio parere, molto meglio la presunzione del giudicarmi da me medesimo.


Ora, per rispondere alle calunnie di quelli che volessino accusarmi avendo io messo tempo e nel comporre e nel comentare cose non degne di fatica o di tempo alcuno, per essere passioni amorose, ecc., e massime tra molte mie necessarie occupazioni, dico che veramente con giustizia sarei dannato, quando la natura umana fussi di tanta eccellenzia dotata, che tutti gli uomini potessino sempre operare tutte le cose perfette; ma, perché questo grado di perfezione è stato concesso a molti pochi ed a questi pochi ancora molto rade volte nella vita loro, mi pare si possa concludere, considerata la imperfezione umana, quelle cose essere migliori al mondo nelle quali interviene minor male.

  1. Lacuna nel testo [Ed.].