Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/192

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186 iii - rime

e come lo conduce il van desire,
va drieto a quel che non discerne o vede;
il mal che pruova non conosce ancora,
e quel, che al tutto è fòra70
di sua salute, sol disia e chiede,
e, come Amor l’invita,
crede nel morir suo trovar merzede;
né può piú da se stesso avere aita,
che ad altri ha dato il fren della sua vita.75
     Dunque di sé si dolga,
anzi del vago lume che lo indusse
al cieco errore, onde sua morte nacque;
e, se questo il condusse,
o non pensi che sí presto lo disciolga,80
ché dispiacer non può quel che giá piacque:
anzi dal primo dí che in esso giacque
quel gran disio, cacciò fuor della mente
qualunque altro pensiero, e lui la prese.
Se allor non si difese,85
nol fará or, quando al suo mal consente.
Or, s’è per mio destino
che cosí esser debba, o presto o lente,
come quel vuol, convien segua il cammino,
fin ch’io sia giunto all’ultimo confino.90
     Canzon, di mezza notte
poi che se’ nata, fuggi il sole e il giorno;
piangi teco il tuo male;
fuggi l’aspetto del bel viso adorno;
lascia seguir la sorte tua fatale,95
poi che il far altro è indarno e poco vale.