Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/221

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

iii - rime 215

LXXIX

[Il suo cuore sospira nel bel petto della sua donna.]


     Lasso, quanto desio Amore ha messo
dentro al mio angoscioso e tristo petto!
e, perché il loco a sí gran fascio è stretto,
in forma di sospir ne vien fuor spesso.
     Il mio cor saggio, che si sente oppresso,
per dar loco ancor lui a tanto effetto,
gito se n’è sopra quel bel poggetto,
ov’è madonna, e stassi a lei appresso.
     E, benché manchi al gran desire il fonte,
partendo il core, Amor, usanza han fatto,
che ciò che vive in me sol lei desira.
     Il cor m’avvisa dal superbo monte
per un messo d’Amor, che a me vien ratto,
che in quel bel petto per pietá sospira.


LXXX

[Anche gli occhi vorrebbero seguire la via del cuore e girsene a lei.]


     Diconmi spesso gli occhi umidi e lassi:
— Noi vorremmo seguir la via del core
e gire agli occhi, ove ogni vista more,
e morendo piú chiara e bella fassi.
     La via è assai nota ai lenti passi;
ché come illustra un acceso vapore
la notte, cosí spiriti d’Amore
il bel cammino, onde a madonna vassi. —
     Ed io, cui il contentarli e negar grava,
li meno in cima de’ piú alti colli,
e mostro lor, benché lontan, quel loco.
     Come assetato, se la bocca lava,
cresce in desir, se sol le labbra immolli;
cresce allor pianto agli occhi, al petto foco.