Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/223

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iii - rime 217

LXXXIII

[Alla violetta donatagli dalla sua donna.]


     O bella violetta, tu sei nata
ove giá ’l primo mio bel disio nacque:
lacrime triste e belle furon l’acque
che t’han nutrita e piú volte bagnata.
     Pietate in quella terra fortunata
nutrí il disio, ove il bel cesto giacque:
la bella man ti colse, e poi li piacque
di far la mia di sí bel don beata.
     E mi pare ad ognor fuggir ti voglia
a quella bella mano; onde ti tegno
al nudo petto dolcemente stretta;
     al nudo petto, ché desire e doglia
tiene loco del cor, che ’l petto ha a sdegno,
e stassi onde tu vieni, o violetta.


LXXXIV

[Effetti dello sguardo amoroso.]


     S’avvien che la mia vista tutta intenta
la fiamma de’ begli occhi fiso miri,
sospira il petto acceso di desiri,
fumo del foco, che ’l mio cor tormenta.
     Cosí la via assai pronta diventa
da foco a foco per li miei sospiri;
come par nova fiamma il fumo tiri
d’una candela che pur ora è spenta.
     Visibilmente allor chi vuole scorge
in quel bel fumo spiriti d’Amore,
che l’uno all’altro il dolce foco porge.
     Vanno e vengon dall’uno all’altro core;
né l’un né l’altro del suo mal s’accorge,
sí dolcemente e sí volentier more.