Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/260

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254 iv - selve d’amore

4

     Perché son piú felici, occhi mie’ lassi,
che voi le fère, i boschi, i monti, i fiumi?
Perché son piú di voi felici i sassi,
che veggon pur talor i vaghi lumi?
La vita mia, che sanza loro stassi,
convien che lacrimando si consumi.
Almen sia presto! s’io debbo star molto
sanza veder quell’amoroso volto.

5

     Almen m’avessin sopra quel bel monte,
ov’or lei sanza me soletta stassi,
le belle luci con lor forze pronte
converso in un di quei piú duri sassi!
Forse m’arebbe con pietosa fronte
talor guardato, or tócco i leggier passi:
s’io lo sentissi, arei ogni mia voglia;
se non, io sare’ fuor di tanta doglia.

6

     Almen m’avessi quella luce santa
converso nelle fronde ond’io mi chiamo!
Forse, passando poi da quella pianta,
pietosa n’avria còlto qualche ramo:
e mentre con Amor or parla or canta,
forse n’avria la man, la qual tant’amo,
fatto una ghirlandetta e messa in testa.
Almen fussi erba da quel bel piè pesta!

7

     Almen m’avessi col suo mirar fiso
converso in fonte quello sguardo umano,
sopra al bel monte ov’è il mio paradiso!
Forse talor la candida sua mano
s’avria bagnata, e specchiato il bel viso
nell’acque, da cui son tanto lontano.
Se almen m’avessi in fèra convertito,
veggendo lei, io non sarei fuggito.