Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/261

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selva seconda 255

8

     Io pur sospiro: e’ sospir vanno in vento:
io chiamo il tuo bel nome, e non risponde:
io piango indarno, dolgomi e lamento:
l’umide luci mia piú non asconde
un dolce sonno: e sento un foco drento,
che m’arde sempre e i mie’ pensier confonde.
Non posso piú, o mia speme fallace!
altro che lei o morte non mi piace.

9

     O dolcissime notte, o giorni lieti,
amorosi sospiri, o dolci pianti!
o Amor testimon de’ bei secreti,
lunghe vigilie, o parolette, o canti!
o reo destín, perché questo or mi vieti,
e rompi il bel disio a’ tristi amanti?
Dato m’hai tanto ben, poi me n’hai privo,
per far maggior la doglia in la qual vivo.

10

     S’io non debbo veder piú gli occhi belli,
serrinsi i mia, né vegghin mai piú luce;
però ch’ogni altra cosa, in fuor che quelli,
ch’io vegga, maggior doglia al cor conduce.
Amor, che del mio mal meco favelli
e in queste pene sei mia scorta e duce,
rendimi con quegli occhi la mia pace,
o tronca il viver mio, se pur ti piace.

11

     Io so ben, caro e dolce signor mio,
la pena che tu hai de’ mia tormenti;
e veggo insin di qua quel viso pio
bagnar di pianti, ed odo i tua lamenti;
le tue parole, la pietá, il disio,
gli amorosi pensier mi son presenti,
mille altri segni dell’ardente voglia:
e questo cresce piú tanta mia doglia.