Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/265

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selva seconda 259

24

     Romperanno i silenzi assai men lunghi,
cantando per le fronde, allor gli uccelli:
alcun al vecchio nido par ch’aggiunghi
certe festuche e piccioli fuscelli.
Campeggeran ne’ verdi prati i funghi:
liete donne corranno or questi or quelli;
lascerá il ghiro il sonno e ’l loco ov’era,
e l’assiuol si sentirá la sera.

25

     Vedrai ne’ regni suoi non piú veduta
gir Flora errando colle ninfe sue:
il caro amante in braccio l’ha tenuta,
Zefiro; e insieme scherzan tutt’e due.
Coronerá la sua chioma canuta
di fronde il verno alla nova virtúe:
tigri aspri, orsi, lion diverran mansi:
di dure, l’acque liquide faransi.

26

     Lascerá Clizia il suo antico amante,
volgendo lassa il pallidetto vólto.
A questo novo amoroso levante
lo stuol degli altri fior tutto fia volto,
attenti a mirar fiso il radiante
lume degli occhi e venerarlo molto.
La rugiada per l’erba e in ogni frasca
non creder piú che’ febei raggi pasca.

27

     Sentirai per l’ombrose e verdi valli
corni e zampogne fatte d’una scorza
di salcio o di castagno: e vedrai balli
degli olmi all’ombra, quando il sol piú sforza.
I pesci sotto i liquidi cristalli
di que’ begli occhi sentiran la forza:
Nèreo e le figlie in mar arán bonaccia;
mosterrá il mondo lieto un’altra faccia.