Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/266

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260 iv - selve d’amore

28

     Come arbuscel inserto gentilmente
si maraviglia, quando vede poi
novi fior, nòve frondi in sé virente
nutrire e maturar semi non suoi:
tal maraviglia ará la bruma algente,
quando sí bella mosterrassi a noi
la terra del novo abito vestita,
fra sé dicendo: — Or sono io rimbambita. —

29

     Durerá questa nova maraviglia
infin che ’l lume de’ begli occhi appare
e si presenti alle gelate ciglia:
quando vedrá le dolci luci e chiare,
o si convertirá nella sua figlia,
o gli conviene agli antipodi andare:
chi mira fiso questa gentil faccia,
convien gentil diventi o si disfaccia.

30

     Se questa gentil forza a lei si appressa,
se quel bel viso si vedrá d’intorno,
presto la prima maraviglia cessa,
che porta il disiato e nuovo giorno:
tacita allor dirá pur fra se stessa:
— Maggior maraviglia ho che ’l viso adorno,
come toglie ogni forza a’ febei rai,
ancor non faccia maggior cosa assai. —

31

     Lascerá poi la bruma innamorata,
partendosi, la luce de’ begli occhi:
la via è giá da molti fior segnata,
lieti aspettando che il bel piè gli tocchi:
l’aria che fende è lucida e beata:
un amoroso nembo par che fiocchi
sopra lei fior fragranti un dolce odore:
splendon per tutto spiriti d’Amore.