Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/284

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
278 iv - selve d’amore

100

     Nelle piante era il fior, la foglia e il pome,
né tempo o sito l’ordine confonde.
In ogni loco la natura prome
ogni animal in terra, in aria, in onde.
Ogni cosa chiamata pel suo nome
secondo il natural valor risponde.
Non era alcuna cosa vecchia o nova;
né maraviglia a quel tempo si truova.

101

     Il corpo uman sí bene era disposto,
sí bilanciati e partiti gli umori,
che ’l disio era frenato e composto:
non speme, non invidia, ira o dolori:
né la natura appetito ha proposto
che per le vie comune o peli o pori
superfluo venga alcuno: e nulla avanza
per dolcezza di cibi o d’abbondanza.

102

     Cosí belli, robusti e sani e netti
non senton, ché non era, caldo o gelo;
non fuggon brina o acqua sotto i tetti;
né fa tremar il cor di Giove il telo.
Il dolce sonno per gli erbosi letti
è quando sanza sole è il nostro cielo:
quando i raggi del sol le nebbie purgono,
cogli animal, co’ fiori insieme surgono.

103

     D’amore accesi sanza passione,
speranza o gelosia non li accompagna:
un amor sempre, qual il ciel dispone
e la natura, ch’è sanza magagna.
Con questa simil di complessione
soletti e lieti van per la campagna:
l’etá non mai o puerile o grande.
I panni son le fronde, e’ fior ghirlande.