Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/290

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284 iv - selve d’amore

124

     Amor, che vedi il suo misero stato,
pietoso, com’io credo, del suo male,
vola velocemente in quel bel lato;
portami la mia donna: o le tua ale
metti agli òmeri, e dammi il tuo volato,
ch’io per lei vada: se mi se’ rivale,
com’io penso, ed acceso da’ begli occhi,
ho gelosia se nel portar la tocchi.

125

     Se mi farai un amoroso uccello,
io arderò, come fenice suole
ne’ febei rai, e mi farò piú bello
rigenerato dal mio chiaro sole.
Se le tua ale abbruceranno in quello
foco gentil, il torto hai, se ten duole;
e non è giusto te ne chiami offeso,
perché tu hai quel gentil foco acceso.

126

     Questo foco furò da te lo sguardo
della mia donna, e ’l cor con esso accese.
Tu ne sdegnasti; io ne patisco, ed ardo
d’un diverso disio che forza prese,Fonte/commento: Edimburgo, 1912
Tra ’l cor veloce e ’l corpo greve e tardo
tira il foco e il pensier al bel paese;
qui resta il corpo, e lei segue il pensiero;
né vo, né sto, né son diviso o intero.

127

     Questo foco é d’una gentil natura;
stassi nel cor, nella piú alta cima:
e la materia, ch’era rozza e dura,
con qualche suo dolor consumò prima:
alfin l’incendio si fe’ luce pura,
che par nel cor diafano si esprima;
cosí nel cor, non che in sé luce abbi elli,
luce la luce di dua occhi belli.