Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/299

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v - ambra 293

8

     Quanto è diversa, anzi contraria sorte
de’ lieti amanti nell’algente bruma,
a cui le notte sono e chiare e corte,
il giorno oscuro e tardo si consuma.
Nella stagion cosí gelida e forte,
giá rivestiti di novella piuma,
hanno deposto gli uccelletti alquanto
non so s’io dica o lieti versi o ’l pianto.

9

     Stridendo in cielo i gru veggonsi a lunge
l’aere stampar di varie e belle forme,
e l’ultimo, col collo steso, aggiunge
ov’è quella dinanzi alle vane orme:
e, poiché negli aprichi lochi giunge,
vigile un guarda, e l’altra schiera dorme.
Cuoprono i prati e van leggier pe’ laghi
mille spezie d’uccei dipinti e vaghi.

10

     L’aquila spesso col volato lento
minaccia tutti, e sopra il stagno vola:
levonsi insieme e caccionla col vento
delle penne stridenti; e, se pur sola
una fuor resta del pennuto armento,
l’uccel veloce subito la invola;
resta ingannata, misera, se crede
andarne a Giove come Ganimede.

11

     Zeffiro s’è fuggito in Cipri, e balla
co’ fiori ozioso per l’erbetta lieta:
l’aria, non piú serena, bella e gialla,
Borea ed Aquilon rompe ed inqueta.
L’acqua corrente e querula incristalla
il ghiaccio, e stracca or si riposa cheta.
Preso il pesce nell’onda dura e chiara,
resta come in ambra aurea zanzara.