Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/301

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v - ambra 295

16

     Non per vie torte o per cammino oblico,
a guisa di serpenti, a gran volumi
sollecitan la via al padre antico:
congiungon l’onde insieme i lontan fiumi;
e dice l’uno all’altro, come amico,
nuove del suo paese e de’ costumi:
cosí parlando insieme in strana voce,
cercon, né trovon, la smarrita foce.

17

     Quando gonfiato e largo si ristrigne
tra gli alti monti d’una chiusa valle,
stridon frenate, turbide e maligne
l’onde, e miste con terra paion gialle:
e grave pietre sopra pietre pigne,
irato a’ sassi dell’angusto calle:
l’onde spumose gira e orribil freme,
vede il pastor dall’alto e, sicur, teme.

18

     Tal fremito piangendo rende trista
la terra drento al cavo ventre adusta:
caccia col fumo fuor fiamma, acqua mista,
gridando, ch’esce per la bocca angusta,
terribile agli orecchi ed alla vista:
teme vicina il tuon alta e robusta
Volterra, e i lagon torbidi che spumano:
e piòve aspetta se piú alto fumano.

19

     Cosí crucciato il fèr torrente frende
superbo, e le contrarie ripe rode:
ma, poi che nel pian largo si distende,
quasi contento allora a pena s’ode:
incerto, se in su torna o se pur scende,
ha de’ monti distanti fatto prode;
giá vincitor, al cheto lago incede,
di rami e tronchi pien, montane prede.