Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/104

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lucifero

165Una voce gridò.
                         — Questo è l’inferno,
Riprese il frate, che divora e strugge
Le masnade infedeli!
                           — O forse il sangue,
Che han versato ogni tempo i manigoldi
Del Vaticano!
                       — Odo fra noi la voce
170Dell’eresia; Satana è qui; perduti
Tutti siam noi; ci sarà tomba il mare! —
    Dicea, quando dal mar torbido e negro
Mugolando una sconcia onda levosse,
Contro al legno proruppe, e lieve in guisa
175L’alzò, che spinta noi vediam dal turbo
Una povera foglia. Orridamente
Cigolaron le antenne; urlâr concordi
I venti e i passeggier, le ciurme e il mare,
E dal fiero sospinto urto improvviso,
180Balenò, traballò, rovescion cadde
Il loquace profeta, e destò il riso
Ai mal fermi su’ piè trepidi astanti.
Qual nella ferrea gabbia, ove a diporto
Con muta gravità saltando aggirasi
185La rugosa bertuccia, o ver, seduta
Ad un raggio di Sol, prova l’aguzzo
Dente a spellar secco virgulto, e il guardo
Volge furtivo ai curiosi intorno,
Se avvien ch’altri l’aízzi essa d’un salto
190Balza all’opposto lato, i bianchi denti
Digrigna, batte le palpèbre, e torna
Con guardinga incuranza al giro usato;
Così in piè balzò il frate, il sospettoso
Occhio intorno girò, forbì le sozze
195Palme, scosse la tunica, e, l’adunca
Faccia alla tenebrosa aria levando,



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