Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/258

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

lucifero

A battagliar Lucifero l’altera
Amazzone di Siena, a cui più spade
Valse il facile eloquio e la virile
25Beltà che doma ogni poter. Chi vide
Entro al sereno immaginar del mito
Lieve il piè, cinta il vel, rosea le forme
Volger la fuggitiva Ebe fra’ Numi,
Quei dirà qual fioría grazia e splendore
30Di giovinezza e di salute in volto
Dell’ardita Sanese, allor che al guardo
Dell’orgoglioso apostolo ad un punto
Si appalesò. Muto ei sedeva in cima
A un dirùto pilastro, e la raggiante
35Misteríosa immensità del cielo
Gli pendeva su’l capo: eran più vaste,
Più chiare assai le sue speranze, e acuto
Più del guardo del Sole oltre alle cupe
Reggie d’azzurro il suo pensier vedea.
40Meditava così: Dentro a l’audace
Spirto dell’uom fervida alfin si stampa
L’immagin mia; vantino uranghi e numi
A lui simile aspetto: il suo pensiero
A me rassembra, e il suo destino è il mio.
45Libero già d’alte paure, scevro
D’ogni fallace illusíon di senso
Vuole, conosce e può; spezza il segnato
Limite del mistero, e dove è luce,
Ivi il suo campo e il regno suo prescrive.
    50Così parlava dentro al cor; ma in quella
Che l’armato pensiero apríasi il varco
Ad alate parole, eccogli incontro
Sorger la Dea, che dell’eloquio ha il vanto.
Stupì l’eroe di tanta vista, e tutto
55Nella diva fanciulla il viso assorto,
L’ardimentosa giovinezza e gli atti



— 254 —