Pagina:Lucrezio e Fedro.djvu/246

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232 Lib. IV. Fav. XXIV.

     5Simonide, di cui parlai poc’anzi,
     Stabilì il prezzo, e in loco ermo sen gìo.
     Ma l’argomento lieve a la feconda
     Vena frenando il corso, qual si suole
     Da’ Poeti, licenza prende, e i due
     10Figli di Leda, che cangiarsi in stelle,
     Frappose; indi simil laude a l’Atleta
     Fe’ derivar. S’approvò l’opra, e un terzo
     De la mercede convenuta ottenne.
     Richiesta l’altra, la daran risponde,
     15Quei ch’ebbero due parti di tue lodi;
     Ma perchè disdegnato tu non parta,
     Poichè i congiunti, (e te a’ congiunti ascrivo,)
     A la cena invitai, te pure invito.
     Benchè deluso, e l’onta alto il trafigga,
     20Per non farsi l’Atleta in tutto avverso,
     Promette, e a l’ora destinata riede.
     Siede a mensa: le tazze, l’apparato
     Il convito, la casa empion di gioja.
     Quando repente due, più che d’umano
     25Sembiante, di sudor, di polve aspersi,
     Impongono ad un servo, che il Poeta
     Faccia sì, che a lor venga incontinente;
     Giovargli assai, ch’e’ non frapponga indugio,
     Sì turbato gliel dice, che Simonide
     30In fretta parte: il piede ha fuori appena,
     Che cadendo la volta tutti opprime,