Pagina:Manzoni.djvu/244

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242 i promessi sposi.

ammirazione, per l’altro, una somma di maggior profitto.

Fra le tante cose che s’ammirano nei Promessi Sposi, la più mirabile, se si consideri la difficoltà artistica della composizione, pare a me e ad altri la grande varietà, con la quale l’Autore ci presenta quadri e tipi paralleli, che sono simili senza monotonia, e dissimili senza stonatura. Presso la conversione di Fra Cristoforo noi troviamo quella dell’Innominato, presso la descrizione della fame quella della pèste, presso il cardinal Federigo Fra Cristoforo, presso Don Rodrigo il conte Attilio e l’Innominato, presso Don Abbondio Fra Galdino, presso il conte zio il Ferrer, Renzo presso Bortolo, e così di seguito, si riproducono ne’ Promessi Sposi casi e tipi analoghi, con caratteri distintivi che scusano pienamente, anzi glorificano l’Autore d’averli immaginati. Non vi è nulla di più facile in arte che il creare de’ contrasti forti; mettendo dall’un lato chi è tutto buono, dall’altro chi è tutto tristo, la maggior parte degli autori ha combinato rumorosi e stupendi effetti drammatici; il Manzoni sentiva che le proprie forze bastavano a superare maggiori difficoltà; se le creò e le vinse. Nell’arte de’ chiaroscuri, delle mezze tinte, nessuno lo supera; ad egli tira ogni linea con mano tanto sicura, che anche i suoi personaggi secondarii diventano tipi popolari, non escluso quel buon sarto di villaggio che pizzicava del letterato perchè sapeva leggere ne’ Reali di Francia, divenuti suo Vangelo.

S’io non erro, il professore Stoppani fu il primo a cercare ne’ tipi de’ Promessi Sposi le persone reali,