Pagina:Manzoni.djvu/33

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il manzoni ed il parini. 31

l’Idillio, il fiume Adda personificato in una Dea si volge così al Monti:

   Te, come piacque al ciel, nato a le grandi
     De l’Eridano sponde, a questi ameni
     Cheti recessi e a tacit’ombra invito.

L’Adda sa bene di non poter contendere col Po, presso il quale il Monti è nato, e prima di lui Lodovico Ariosto ed il Guarini, ma pur si gloria che presso le sue rive abbia cantato un giorno Giuseppe Parini, l’Orazio lombardo. L’Adda dice:

   Quivi sovente il buon cantor vid’io
        Venir trattando con la man secura
        Il plettro di Venosa e il suo flagello,
        O traendo l’inerte fianco a stento,
        Invocar la salute e la ritrosa
        Erato bella, che di lui temea
        L’irato ciglio e il satiresco ghigno;
        Ma alfin seguïalo e su le tempie antiche
        Fêa di sua mano rinverdire il mirto.
        Qui spesso udillo rammentar piangendo,
        Come si fa di cosa amata e tolta,
        Il dolce tempo della prima etade,
        O de’ potenti maledir l’orgoglio,
        Come il genio natìo movealo al canto
        E l’indomata gioventù dell’alma.
        Or tace il plettro arguto e ne’ miei boschi
        È silenzio ed orror. Te dunque invito,
        Canoro spirto, a risvegliar col canto
        Novo rumor Cirreo. A te concesse
        Euterpe il cinto, ove gli eletti sensi
        E le imagini e l’estro e il furor sacro
        E l’estasi soavi e l’auree voci
        Già di sua man rinchiuse. A te venturo
        Fiorisce il dorso brïanteo; le poma