Pagina:Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu/66

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Grazie. Mi basta. Io nutro il mio corpo a mio modo. Lo spalmo con le mie erbe.

Bagamoio, col fucile ad armacollo, si allontana nel buio della foresta.

Mabima

bevendo in una zucca il «malafù», vino di canna da zucchero.

Com’è buono, questo malafù! Lo voglio serbare per Kabango! Dov’è, Kabango?

Lanzirica.

L’ho lasciato or ora, mentre discuteva coi capi Giuma. Dall’alba, egli visita le loro capanne di stoppia. Parla con tutti. Dà a tutti buoni consigli. Sono tutti ammalati. Molti, gravemente. Alcuni morranno questa notte. Sono divorati da una febbre tenace che resiste alle mie medicine. Ne ho curati due col succo dell’ipecacuana e della china. Ma sono troppi. Ed è vano tentare di guarire questa razza moribonda. Se tu li vedessi!...

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