Pagina:Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu/83

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Kabango.

Vieni, Mabima, fra le mie braccia. Lasciami stendere il mio corpo affranto. I tuoi occhi hanno una luce verde più dolce di quella della foresta. Luce queta, sicura e senza serpenti!... Maledetti serpenti! Avevo dimenticata la loro morsicatura!

Mabima

chiamando Lanzirica, che si è allontanato.

Vieni presto a curare Kabango!... E tu adàgiati bene. Aiuterò Lanzirica io stessa. Ho un balsamo per le ferite.

Lanzirica

inginocchiato dopo avere attentamente guardato il piede di Kabango.

Kabengo, sei stato morsicato dal Naia nero! Riconosco il suo veleno dalle striature viola che circondano la piaga. Occorre aprire profondamente la carne, senza aspettare.

Kabango

sdraiato.

Taglia pure, senza pietà.


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