Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/13

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Kabango

No. Talvolta il Bene è il vestito della Debolezza e il Male il vestito della Forza. Talvolta si scambiano i vestiti. Spesso Male e Bene si intrecciano e si confondono come i rumori umani, i rumori animali e i rumori vegetali in una foresta buia. Ma l’orecchio si esercita nel distinguerli. Cosí la coscienza si esercita nel distinguere il Male dal Bene. Forse la coscienza altro non è che una luce in lotta contro questi due lottatori bui. La lotta è la grande matrice indispensabile. Senza questa rivolta, il mio coraggio sarebbe caduto. Alcuni si rivoltano per precisare la loro potenza individuale. La loro rivolta è una potenza partorita dalla mia potenza. I migliori, però, quelli che mi furono collaboratori e non seguaci sono fermi nella loro fedeltà al Sinrun! Questi sono ora nell’Oasi di mio fratello, a cinque giornate di cammello.

Voltandosi di scatto:

Lanzirica! Il respiro di Mabima mi tortura. Non è un respiro: è un rantolo di agonia. Difendila dal sole! Con l’ombra del tuo corpo ritto davanti a lei!

Chinandosi tre volte, tocca tre volte la terra con la palma destra aperta, poi l’alza al cielo.

Sole! Sole feroce! Ti ho sempre amato e venerato! Ho sempre glorificato le tue sovrane leggi di calore e di luce. Perchè dunque hai schierato in cielo contro di me tante baionette spietate?... Vuoi dilaniare il corpo fragile di Mabima? Frena il tuo gioco rabbioso! Vuoi vendicarti? E di che? Chi mai ha osato disconoscere la tua sovranità? Vuoi divertire la tua insonnia ardente? Vuoi misurare la tua forza? Su cosí fragili vittime? Pietà! Pietà per Mabima!

Poi scorgendo Lanzirica inginocchiato accanto a Mabima e prono amorosamente sul suo viso, scatta:

Cosa fai Lanzirica? Scòstati. Lasciala respirare.

12