Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/148

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fezionamento del miraggio africano. Questo è un tramonto di sole sopra un pianeta sventrato! Posso a volontà formare col piano azzurro del mare e la parete perpendicolare delle mie architetture pirotecniche una trappola smisurata che io chiamo la trappola di Dio, perché Dio vi si lascia prendere spesso affascinato.

Mario

Vorrei che voi dipingeste nel cielo notturno la bellezza del nostro amore futuro con colori così potenti da farci dimenticare tutta la bellezza della nostra felicità goduta. (Eugenia piange)

Porpora

interessandosi:

Cosa avete, signora? Vi ho forse offesa?

Eugenia

No! No! Non badateci, un pensiero... Vorrei invece vedere dipinte nel cielo le sfumature di questi dieci anni di felicità. Quand’ero bambina (rivolgendosi a Mario) e già ti adoravo. (Buio completo. Nel centro della scena appare Eugenia morente nelle braccia di Mario che la sostiene. Proiettatore bianco) Lasciami morire. Non ti ho mai amato! Mai! Ho sempre mentito! (Si spegne il proiettore. Buio. Poi luce normale e riprende la scena precedente. Eugenia è ridiventata la bella giovane donna fiorente.)

Eugenia

A diciotto anni all’alba del cuore! Poi... tutti i brividi dei miei vent’anni. (Si sente battere all’uscio) E’ la cameriera di Massadra con le vesti del nostro Amore! (Entra Gioia Fiore portando molte vesti lussuose e colorate) Gioia, apri e sciorina tutto al sole. (Gioia dispone le vesti sui tronchi dei limoni)


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