Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/239

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Giuliano si svestì, poi nudo come nel giorno della sua nascita, si rimise nel letto, sentiva sulla coscia la pelle del lebbroso più fredda d’un serpente e ruvida come una lima.

Egli si sforzava di dargli coraggio, e l’altro rispondeva ansimando.

— Ah! Muoio! Avvicinati, riscaldami! Non colle mani! No! Con tutto il corpo.

Giuliano si distese su di lui interamente, bocca contro bocca, petto contro petto. Allora il Lebbroso lo strinse al cuore; e i suoi occhi subitamente ebbero una chiarità stellare; i suoi capelli s’allungarono come i raggi del sole; il soffio delle sue mani aveva la dolcezza delle rose; una nuvola d’incenso s’innalzò dal focolare, le onde del fiume cantavano.

Intanto una abbondanza di delizie, una gioia sovrumana scendeva come una inondazione nell’anima di Giuliano beato; e colui che lo stringeva nelle braccia, ingrandiva, toccando colla testa e coi piedi i muri della capanna.

Il tetto volò via, il firmamento si stese fulgidamente e Giuliano montò negli spazi azzurri fra le braccia di nostro Signore Gesù che lo portava in cielo».

Lungo silenzio.

Per oggi basta. Domani vi incomincerò la lettura di un bellissimo libro: Le parole di un credente di Lamennais.

Molti passeggeri si alzano e rimangono in piedi silenziosi e deferenti.

Primo passeggero

Il comandante ci punta col cannocchiale dall’alto del ponte di comando.

S.A. Simonetta

Lo so, non vuole che io stia fra di voi.

Primo passeggero

E perché?... (Silenzio) E’ vero che non le permetterà di sbarcare a Montevideo?

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