Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/243

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Gilberti

Perché denigrate la vostra bellezza? Non è forse un riflesso di Dio? (Silenzio) Non avete mai amato?

S.A. Simonetta

Si, ho amato, e la vana dolcezza di quell’amore mi attrista. Fu un amore accanito, convulso e senza tregua. La mia anima tutte ferite aperte, faceva pietà quanto le casupole dei pescatori aggrappate alle scogliere della Norvegia... trivellate da tempeste implacabili! Le mie ferite bruciavano! Come spegnerle? Come difendere la mia anima dall’assalto feroce dell’ignoto? (Un lungo silenzio) Quel giovane sventurato che mi amava d’un amore sovrumano, baciava, baciava senza fine il mio viso, ripetendo fra i singhiozzi questa sua volontà tormentosa: «Si, a furia di baci, mi diceva, io ti chiuderò tutta in me, per salvarti dal tuo Dio!» Tristi baci. Ero molto giovane. Avevo un sorriso femminile. Gli ho dato molto del mio cuore. Lottò contro Dio. Non potè vincerlo. Morì.

Gilberti

abbassando il capo:

Tutti quelli che vi amano muoiono. (Con un tremito di tutto il corpo) Volete anche uccidere Dio... con la vostra bellezza?

S.A. Simonetta

Pazzo! Pazzo! Non toccate Dio che è già in voi. Non piangete. Non amatemi più! (Un lungo silenzio) Questo corpo che vi piace tanto è indegno di voi e del vostro ideale terrestre. (Dopo un lungo silenzio riprendendo il racconto) Dopo la sua morte fui presa dalla nausea di vivere, di essere amata e rispettata. Ebbra di distruggermi volli umiliare la mia carne, annientarla perché non rallentasse più e non

242