Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/254

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Gilberti

No, non mi sento male... Ho una preghiera da rivolgervi... Vi prego, vi supplico di dare la libertà a Sua Altezza Simonetta. (Poi non potendo piú reprimere l’ira interna) Si, si, bisogna liberarla. Dovete liberarla!

Palumbo

Coosa? Cosa ti salta in mente, Gilberti? A me rivolgi una simile domanda? Domanda assurda! E con questo tono?... Ora singhiozzi! Sono tuo zio! Mi devi almeno un po’ di rispetto. Male! Molto male! Evidentemente sei ammalato o impazzito d’amore. Và! Và! Non ho altro da dirti.

Gilberti esce per il cancelletto.

Palumbo

stringe i pugni, si morde le labbra, poi ripresa la sua calma con tono freddo si indirizza a Canepa:

Ordinate di rallentare le macchine. Timone a destra.

Le evoluzioni lentissime della grande nave incorniciano a poco a poco il ponte di comando in una foresta multicolore di alberi di piroscafi e velieri. Questi, colorati e polputi di negri e negre mascherati da indi pennuti, si avvicinano e si incurvano su Palumbo Giacalone e Canepa avviluppandoli di riflessi sgargianti.

1ª voce negra

Le palme reali erano stanche di essere verdi sulle colline. Le abbiamo tutte tinte di un bel vermiglione.

2ª voce negra

Comandà, buttaci la scala, veniamo a bordo a ballare la matchiche.


253