Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/257

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Gumkoko

Korumba ha preso il mio piede per il suo e ne lustra la scarpa! Ha bevuto poco, non regge il Cognac! Ci siamo scambiati l’anima, la scorza, il colore, il sapore, la patria, le idee, la voce. Cosa sono io? Asino, banana, urubù, pesce fritto? Non c’è più serietà. Il denaro non corre più! Finalmente si è fermato nelle tasche. Il porto di Rio fiorisce e fruttifera. Le montagne navigano con ciminiere fumanti. Fa molto caldo e io sono il grande capo elettorale della festa. A Parigi ero groom da Poiret. Grasset ha stampato le mie impressioni di guerra allo Chemin des dames... Ora sono barman a Coppacabana. Ho inventato un cocktail che mette in bocca alle donne una voce d’uomo, e dà curve inaspettate al corpo degli uomini. Non voglio più vendere coca!

Palumbo

ridendo:

Ah! Ah! Cosa ne dici, Giacalone?

Gumkoko

Non voglio più vendere coca. Rende, ma fa male. Sono sei giorni e sei notti che ballo senza dormire. Stasera le fontane coleranno birra gelata. La collina della Favella è tutta minata! Salterà alle tre del pomeriggio. Gumkoko, preda mia, mostra la faccia al comandante. Non sono geloso, io! Preferisco le bianche alle negre. Tutte le bianche mi piacciono. Tu ne tieni una nascosta nella stiva? Bellissima donna di lusso!

Palumbo

con ira fulminea:

Coosa?

256