Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/28

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Perché gridano tanto quelle nubiane ubriacone? Sono brutte brutte, coi loro luridi capelli crespi. Tintinnano i loro anelli di rame sulle gambe. Hanno una cintura di grigri verdi ai fianchi; fanno scricchiolare il quadrato di pelle di gazzella che pende fra le loro cosce spalmate d’olio di palma e tinte di carminio. Come sono sudice! Cacciale via, Kabango!

Lunga pausa.

Chi ha ordinato agli schiavi di correre nei giardini? Agitano dei bastoni che hanno in cima filacce vegetali, per pigliare gli insetti commestibili. Non li voglio mangiare! No! No! No!... Ah! Finalmente respiro! Sono con mio padre e col poeta di Fusah in una lunga piroga... sul fiume Akbar tutto ombroso... Il dolce poeta mi parla d’amore, ma io non l’ascolto! Guardo i ponti di liane sospese e i banchi mobili di erbe tanto spesse che i bambini negri vi navigano sopra, giocando. Si tuffano... Che delizia!... Sulla riva, i calafati negri rattoppano le barche con la gomma di copale bollente... quando si scottano nitriscono come cavalli... Ora mi ingiuriano. Perché? Perché?

Mabima barcolla e cade nelle braccia di Lanzirica.

Lanzirica

Non tremare, Mabima. Qui siamo al sicuro.

Mabima

Grazie, Lanzirica. Non dimenticherò mai le tue cure per me.

Si abbandona sulla sabbia e si assopisce.

Lanzirica

Kabango, io credo opportuno svegliarla per riprendere la marcia al piú presto.


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