Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/30

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Lanzirica

Kabango, Kabango, permetti che ti dia un consiglio. Mabima è sfinita dalla stanchezza. Non potrà riprendere la marcia! Qui a destra una pista di elefanti conduce alla foresta. E’ una foresta profonda, abitata da una tribú mite: i Giuma. E’ piena d’acque fresche e di frutta succose, tutta chiusa da immani grovigli di cactus e di agavi. Non si può entrare nella foresta che per il varco aperto dagli elefanti. So anche incantare i serpenti col mio flauto di canna e guarire le più velenose morsicature.

Kabango

No, Lanzirica, non voglio e né posso deviare. La grande strada del deserto sola può condurmi da mio fratello.

Lunga pausa.

Lanzirica

Sei sicuro di ritrovare la buona strada?... Le strade del deserto sono perfide. Si annodano e si snodano come le linee del destino nella palma della mano... Vi sono strade ondulose appena tracciate sulla sabbia, come la fedeltà sulla carne di una donna... Altre strade sono scavate nel granito, ma tronche come rimorsi. Coloro che le scavarono caddero prima di compierle. Senza ragione, sfociano nell’oceano indecifrabile delle sabbie... Vi sono strade cedevoli che succhiano i passi... Altre resistono dure e fanno crepitare i loro sterpi combustibili sotto i passi. Strepitano, vorrebbero screpolarsi come le vòlte dei palazzi sotterranei gonfi di musiche... Talvolta, nei meriggi massacranti, i carovanieri terrorizzati dal silenzio sognano di scavare, scavare per bere il miele delle musiche che cantano nel cuore della terra.


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