Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/359

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


La bombola d’ossigeno

nella buca, emergendo fino a metà, s’incurva sul moribondo:

Su, su, su, su, su, su, su, su, su, su, su, la prego. La prego di vivere ancora un poco su, su, su, su, su, su.

Il moribondo

scattando furiosamente:

Lei, lei, cara bombola mia, è gentile, molto gentile, lo so. Vuole regalarmi o meglio impormi un ritardo, ancora un ritardo. Io invece sono preciso, preciso, preciso. Ha capito? Cronometro alla mano, ho detto, ho scritto che sarei morto oggi. Devo mantenere la mia parola. Se tardassi, vede, se tardassi, in questo nostro secolo bancario trufferei i miei eredi. Poveretti! Hanno tutto fissato: cambiali, scadenze, rinnovi, appalti, bilanci. Non posso, in coscienza, non posso ritardare d’un solo minuto. (Sentendo singhiozzare nelle quinte l’Ingenua) A meno... a meno... che la mia adorata Ingenua volesse accompagnarmi nel viaggio quadrimensionale che sto per intraprendere. In questo caso aspetterei qualche giorno perché possa prepararsi. In realtà non è mai pronta la mia Ingenua! La sola cura delle sue mani esige una settimana di lavoro diurno e notturno con aiutanti dei due sessi!

L’ingenua

entrando in lacrime e gramaglie:

Caro, caro, ti prego, non aspettarmi più. Precedimi, caro, senza complimenti. Ho la sarta, la modista, il calzolaio! Credimi, non perderò tempo. Sbrigo due mariti, otto amanti e ti seguo.

Il moribondo

Rinuncio a morire oggi! Devo prima inchiodarti nella mia opera!

Sipario

358