Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/41

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Mabima

bevendo in una zucca il ”malafú”, vino di canna da zucchero:

Com’è buono, questo malafu! Lo voglio serbare per Kabango! Dov’è Kabango?

Lanzirica

L’ho lasciato or ora, mentre discuteva coi capi Giuma. Dall’alba, egli visita le loro capanne di stoppia. Parla con tutti. Dà a tutti buoni consigli. Sono tutti ammalati. Molti gravemente. Alcuni morranno questa notte. Sono divorati da una febbre tenace che resiste alle mie medicine. Ne ho curati due col succo dell’ipecacuana e della china. Ma sono troppi. Ed è vano tentare di guarire questa razza moribonda. Se tu li vedessi...

Mabima

Li ho veduti questa mattina... Magri, spettrali, curvi, camminavano lentamente sotto le vòlte basse dei fogliami... per spiarmi! Le donne sono piú macilente degli uomini. Non hanno la forza di portare i loro bambini a cavalluccio!...

Lanzirica

Tristi spodestati sognano la loro bella città perduta.

Mabima

Quale città? Qui non vi sono che case di fango e rovine.

Lanzirica

Sono le rovine d’una meravigliosa città: Bab-el-Giuma. Ora sono molti anni, in un pesante meriggio i serpenti intensificarono in tal guisa i loro sibili musicali, da addormentare il popolo Giuma. Poi, intrecciandosi, fermarono il corso

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