Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/43

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cissime. Lentamente si avvicinava. Quando fu a portata di mano, fulmineamente gli afferrai la testa e nella bocca aperta, con questa pinzetta, strappai i denti del veleno. Ho operato ugualmente questo biscobra che ti ho portato. E’ una pericolosa lucertola. La lingua ha due dardi dal veleno attivissimo. Ora è inoffensivo. Puoi prenderlo con le tue mani. Vorrei farti godere la velenosa orchestra dei serpenti che si intreccia con le preghiere melodiose delle fontane. Queste si lamentano di essere cosí sciupate. Ascolta, Mabima...

Rombatori, Gorgogliatori, Frusciatori, Ronzatori.

Tanto desiderio e tanta passione, per alimentare mosche febbrifere!... Ma in realtà sono liete. Cantano la tua bellezza. Come sei bella! Tutti te l’hanno detto. Tutte le foglie te lo bisbigliano.

Mabima

Le foglie parlano agli usignoli e i poeti parlano alle stelle. Non sono né una stella, né un usignolo.

Lanzirica

Sei la prima stella del cielo e il primo usignolo della Foresta! Se ti cantassi le mille strofe che ho nel cuore per te, ne saresti appena distratta. Oppure, m’interromperesti, mormorando: «L’alito infocato del lontano deserto è giunto fin qui!». Mabima! Mabima! Non è l’alito del deserto, che ti accarezza. Sono i centomila deserti divampanti dalle mie vene, che fiatano passione su di te! Sei tragicamente bella, ma Kabango non ti vede! I suoi occhi potenti attraversano il tuo corpo come un cristallo, per contemplare dovunque il Sinrun. Tu meriti tutto l’amore del cielo e della terra; ma egli non t’ama!

Mabima

No! No! Tu menti. Kabango mi ama. Lo so. Ne sono sicura.

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