Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/56

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Kabango, se tu mi baci!... Baciami. Voglio, io, io, guarire il tuo povero piede. Tanto ti amerò, con baci, baci e tenerezze squisite, finché tutto ti guarirò. Spalmerò di unguenti la tua piaga...

Entra nella capanna, e ne esce con un canestrino pieno di foglie.

Sono unguenti veramente miracolosi. Me li ha portati in dono, con molta gravità, ieri sera, il capo dei Giuma. E mi ha regalato anche un bellissimo tappeto. Vedrai.

Medicando il piede di Kabango.

Povera carne! Ti brucia? Fra poco non sentirai più dolore, e questa notte potrai dormire placidamente.

Kabango

Non dormiremo, Mabima. Chi dorme nel plenilunio offende la Luna. Già la mia pelle graffiata dal sole e dal pericolo gode sotto la morbida carezza della tua mano. La tua carne è intrisa di primavera e di salute. Credo poco nella scienza di Lanzirica; il mio piede guarirà presto, se tu lo medichi.

Mabima

dopo essere rimasta per qualche istante immobile, assorta nella contemplazione della foresta che le languide cadenze del vento adornano di riflessi preziosi:

Dev’essere molto profonda, questa foresta, e piena di meraviglie. Non ti piacerebbe di regnare sovrano su questa foresta immensa...

3 Frusciatori, poi 1 Rombatore, poi 2 Gracidatori.


e di vivere sempre cosi?


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