Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/205

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11.Quel divin raggio di celeste lume,
ch’avrebbe il ghiaccio istesso arso e distrutto,
risplendea sí, che qual terrestre Nume
adorata era omai dal popol tutto;
lo qual de la gran Dea, che da le spume
prodotta fu del rugiadoso flutto,
tutti gli onor, tutte le glorie antiche
publicamente attribuiva a Psiche.

12.Sí di Psiche la Fama intorno spase
(tal era il nome suo) celebre il grido,
che questa opinion si persuase
di gente in gente in ogni estremo lido.
Pafo d’abitator vota rimase,
restò Cithera abbandonata, e Gnido;
nessun piú vi recava ostia né voto
Orator fido, o Passaggier devoto.

13.Manca il concorso ai frequentati altari,
mancano i doni a la gran Diva offerti;
non piú di fiamme d’òr lucenti e chiari,
ma son di fredde ceneri coverti.
Da’ simulacri venerati e cari
ornai non pendon piú corone o serti.
Lasciando d’onorar piú Citherea,
sacrifica ciascuno a questa Dea.

14.Crede ciascun, che stupido s’affisa
di que’ begli occhi ai luminosi rai,
novo germe di stelle in nova guisa
veder, non piú quaggiú veduto mai;
e da la terra, e non dal mar s’avisa
esser piú degna e piú gentile assai
pullulata altra Venere novella,
casta però, modesta, e verginella.