Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/225

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91.Ella rapita da sí ricchi oggetti
entra, e d’alto stupor piú si confonde,
poi ch’a la maestá di tai ricetti
ben la gran supellettile risponde.
Ecco, dove al cantar degli augelletti
fermossi; ivi spiegò le trecce bionde;
qui, poi che intorno a spaziar si mise,
respirò dolcemente, e qui s’assise.

92.Quel che piú l’empie il cor di meraviglia,
è che negletto è qui quanto si gode.
Casa sí signoril non ha famiglia,
abitante non vede, ostier non ode.
Castaldo alcun di lei cura non piglia,
né di tanto tesor trova custode.
Vaga con gli occhi, e ’l vago piè raggira:
tutto insomma possiede, e nessun mira.

93.Voce incorporea intanto ode, che dice:
<1 Di che stupisci? o qual timor t’ingombra?
Sappi cauta esser sí, come felice:
ornai dal petto ogni sospetto sgombra.
Non bramar di veder quel che non lice,
spirito astratto, ed impalpabil ombra.
Gli altri beni e piacer tutti son tuoi,
ciò che qui vedi, o che veder non puoi».

94.Da non veduta man sentesi in questa
d’acque stillate in tepida lavanda
condur pian piano, indi spogliar la vesta,
e i bei membri mollir per ogni banda.
Dopo i bagni e gli odor, mensa s’appresta
coverta di finissima vivanda;
e sempre ad operar pronte e veloci
son sue serve e ministre ignude voci.