Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/235

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131.Dice che ricco d’or per varie strade
con varie merci a traficar intende,
e che la neve de la fredda etade
giá giá le tempie ad imbiancar gli scende.
Poi, perché ratto a le natie contrade
le riconduca, a Zefiro le rende,
che (come suole) a le paterne spiagge,
di novi doni onuste, indi le tragge.

132.«Deh che ti par de le menzogne insane»
l’una a l’altra dicea «di questa sciocca?
Cacciator dianzi, da le prime lane
quel suo non avea pur la guancia tocca.
Or mercando sen va per rive estrane,
e la bruma senil su ’l crin gli fiocca.
O che finge, o che mente, o ch’ella stessa
non sa di ciò la ventate espressa.

133.Tempo è (comunque sia) da far cadere
tutte le gioie sue disperse e rotte».
Con sí fatto pensier vanno a giacere,
e ’n vigilia crudel passan la notte.
Col favor di Favonio indi leggiere
a Psiche in su ’l mattin son ricondotte,
che gode pur d’accarezzar le due
(sorelle non dirò) Vipere sue.

134.Giunte, esprimendo a forza in larghe vene
lagrime fuor degli umidetti rai,
ché sempre (e dir non so dove le tiene)
quel sesso a voglia sua n’ha pur assai:
«Dolce» presero a dirle «amata spene,
tu secura qui siedi, e lieta stai;
e malcauta al periglio, e trascurata,
l’ignoranza del mal ti fa beata.