Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/240

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151.Contro il tenero core allor si scaglia
de le donne malvage il furor crudo,
e con aperta e libera battaglia
stringon giá de la fraude il ferro ignudo:
«Fuor che ’l partito estremo, altro che vaglia
non hanno i casi estremi o schermo o scudo.
A l’intrepide genti e risolute
la desperazion spesso è salute.

152.Ti puoi de la salute il calle aprire
(se la speme non mente) assai spedito.
Né scemar deve in te punto l’ardire
biasmo di fellonia con tal marito.
Chi t’inganna ingannar non è tradire,
giusto è che sia lo schernito!’ schernito:
ché quando ad opra rea vien che consenta,
la fede sceleragine diventa.

153.Sotto il letto vogliam che tu nasconda
un ferro acuto ed una luce accesa,
0 come pria la créatura immonda
ne l’usato covil si fia distesa,
e nel colmo de l’ombra alta e profonda
sará dal maggior sonno avinta e presa,
sorgi pian piano, e tuo ministro e duce
sprigiona il ferro, e libera la luce.

154.La luce il modo allor ha che ti scopra
ben oportuna e consigliera e guida.
Non temer no, ché d’ambe noi ne l’opra
avrai (s’uopo ti fía) l’aita fida.
Senz’alcuna pietá, giuntagli sopra,
fa’ che del fier Dragone il capo incida,
perché con bestia si feroce e strana
qualunque umanitá fora inumana».