Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/281

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7.Qual meraviglia, se de’ sommi Eroi
l’Interprete immortai, l’astuto Araldo,
possente ad espugnar co’ detti suoi
ogni voler piú pertinace e saldo,
su ’l fiore, o bell’Adon, degli anni tuoi
il tuo tenero cor rende si caldo?
Virtú di quel ministro, il qual per prova
ne la casa d’Amor sempre si trova.

8.Somiglia Adone attonito Villano
uso in selvaggio e poverel ricetto,
se talora a mirar vien di lontano
pompa reai di cittadino tetto.
Somiglia il domator de l’Oceano
quando, d’alto stupore ingombro il petto,
vide primiero in region remote
meraviglie novelle, e genti ignote.

9.Volge a tergo lo sguardo, e mira e spia
se calle v’ha per rinvenir l’uscita.
Ma la porta superba, ond’entrò pria,
con sue tante ricchezze è giá sparita.
Né sa guado veder, né trovar via
per indietro tornar, che sia spedita;
e quasi Verme di bei stami cinto,
va tessendo a se stesso il labirinto.

10.Tosto ch’egli colá pose le piante,
ben d’Amor prigioniero esser s’accorse,
ma fra delizie sí soavi e tante
da la cara catena il piè non torse;
anzi spontaneo e volontario amante
al ceppo il piede, al giogo il collo porse;
e poi c’ha di tal carcere ventura,
servaggio apprezza, e libertá non cura.