Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/282

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3.Ma come spada, che difende o fère,
s’avien che bene o male oprata sia,
secondo il divers’uso, in piú maniere
qualitá cangia, e divien buona o ria.
E se dal dritto suo fuor del devere
in malvagio sermon torta travia,
trafige, uccide, e del mordace dente
(ben che tenera e molle) è piú pungente.

4.Se ben però, qualor saetta o tocca,
stampa sempre in altrui piaghe mortali,
non fa colpo maggior, che quando scocca
in petto giovenil melati strali.
Versa catene d’or faconda bocca,
che molcendo e traendo i sensi frali,
tesson legame al cor dolce e tenace,
ch’imprigiona e lusinga, e nóce e piace.

5.Un mezano eloquente, un scaltro messo,
Paraninfo di cori innamorati,
che viene, e torna, e patteggiando spesso
de le compre d’Aoioi tratta i mercati,
con le parole sue fa quell’istesso
ne’ rozi petti, e ne’ desir gelati,
che suol ne’ ferri far la cote alpina,
che non ha taglio, e le coltella affina.

6.Oh vi fulmini il Ciel, v’assorba Dite,
infernali Himenei, sozzi Oratori,
Corrieri infami, a l’anime tradite
di scelerati annunzii Ambasciadori;
che con ragioni essortatrici ardite
di stimulare i semplicetti cori,
corrompendo i pensier con dolci inganni!
Qual ufficio piú vii fa maggior danni?