Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/288

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31.Giovane il mondo in altra etá qual ebbe,
amato mai da Dettate alcuna,
e qual cotanto al Cielo in grazia crebbe,
che possa pareggiar la tua fortuna?
Non quegli a te paragonar si debbe
ch’accese il cor de la gelata Luna.
Non l’altro, che ’n su ’l bel carro fiorito
lu da la bionda Aurora in Ciel rapito.

32.Mille di mille Dee, di mille Dei,
che quaggiú di lassú spiegaro il volo,
amori annoverar qui ti potrei,
ma lascio gli altri, e te ne sceglio un solo.
Oso di dir, che piú felice sei
di quel che piacque al gran Rettor del polo.
Non so se ti sia nota, o forse oscura,
del Troiano donzel l’alta ventura.

33.Dal sovrano balcon rivolto avea
il Motor de le stelle a terra il ciglio,
quando mirò giú ne la valle Idea
del Re di Frigia il giovinetto figlio.
Mirollo, e n’arse. Amor, che l’accendea,
l’armò di curvo rostro e curvo artiglio,
gli prestò l’ali, e gli destò vaghezza
di rapir la veduta alta bellezza.

34.La maestá d’un sí sublime amante
bramoso d’involar corpo sí bello,
de la ministra sua prese sembiante,
ché non degnò cangiarsi in altro augello.
Però che tutto il popolo volante
piú magnanimo alcun non n’ha di quello,
degno da che portò tanta beltate
d’aver di stelle in Ciel l’ali gemmate.