Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/308

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111.Soggiunse allor Ciprigna: — Assai di questo
il saggio Dio del Nilo oggi t’ha detto.
Ma per darti a veder piú manifesto
che non fuor di ragione è il mio sospetto,
vo’ che tu miri il guiderdon funesto
che dá Diana a ciascun suo soggetto.
Molto move l’essempio, e per la vista
maggior che per l’udir, fede s’acquista. —

112.Qui tace, e poi di quella torta scala,
che di mezo al cortil gli archi distende,
gli eburnei gradi, onde si monta e cala,
preme, e col bell’Adone in alto ascende.
Qui per cento finestre immensa sala
di polito cristallo il giorno prende,
e in un bel quadro di mosaico terso
la figura contien de l’Universo.

113.Per quattro porte a’ quattro vènti esposte
s’entra, e tutte son d’òr schietto e forbito.
Ha quattro mura, le cui ricche croste
del fondo interior celano il sito.
Ne le facciate tra se stesse opposte
l’ordin degli elementi è compartito:
ed ha ciascun ne la sua propria sfera
ogni pesce, ogni augello, ed ogni fera.

114.In ogni spazio v’ha quel Dio ritratto
che di quell’elemento ha sommo impero,
e ciascuno elemento è sculto e fatto
d’una materia somigliante al vero.
Vermiglio il foco è d’un rubino intatto,
ceruleo l’aere è d’un zaffír sincero,
di smeraldo ridente e verdeggiante
fatta è la terra, e l’acqua è di diamante.