Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/313

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131.Ed or che per cacciar dal verde prato
il Tebano Garzone il piè ritira,
tosto che su ’l gran vertice forato
il ferrato baston mosso si gira,
cangia sito la scena, e l’apparato
in altro aspetto trasformar si mira;
ed al cader de la primiera tela
differenti apparenze altrui rivela.

132.Spelonche opache v’ha, foreste amene,
piagge fresche, ombre fosche, e chiari fonti.
Vivi argenti colá sparge Hippocrene,
qui Parnaso bicorne erge due fronti.
Con le sue dotte e vergini Sirene
discende Apollo da que’ verdi monti,
imitando quaggiú vaghe e leggiere
le danze che lassú fanno le sfere.

133.Ciascuno accorda a l’organo che tocca
i passi e i salti in un, gli atti e le note,
e con la inan, col piede, e con la bocca
l’aure a un punto, e le corde, e ’l suol percote.
Finito il ballo, in un momento scocca
il magistero de l’occulte rote,
e volgendosi il perno a cui s’appoggia,
riveste il Palco di novella foggia.

134.Dopo il primo Intermedio un’altra volta
videsi il bosco, e quivi Cinthia apparse,
che venne stanca a la verd’ombra e folta
de la valle Gargafía a rinfrescarse;
e d’ogni spoglia sua discinta e sciolta,
lavò le membra affaticate ed arse;
e tra le pure e cristalline linfe
si stette a divisar con l’altre Ninfe.