Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/314

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135.Gira la Scena, e in un balen girando
di Centauri guerrier piena è la piazza;
chi d’acuto trafier la destra armando,
chi d’asta lieve, e chi di grave mazza.
Salvo in braccio lo scudo, in armeggiando
non han, che copra il resto, elmo o corazza.
Grida la tromba in bellicosí carmi
«A la guerra a la guerra, a l’armi a l’armi».

136.Giá par che con furor l’un l’altro assaglia,
giá giá par che di sangue il suol si sparga.
Armonica e per arte è la battaglia,
or s’intreccia, or fa testa, ed or s’allarga.
E mentre contra quel questo si scaglia,
fan cozzar clava a clava, e targa a targa,
e battendosi a tempo or tergo, or petto,
fan di mezo a l’orror nascer diletto.

137.Mentre Adone al bel gioco è tutto intento,
Amor pietoso a rinfrescarlo viene,
e gli reca una d’oro, una d’argento
coppe d’ambrosia e nèttare ripiene.
Ei quanto basta al debito alimento
n’assaggia sol per ristorar le vene:
ch’altr’ésca, onde maggior gusto riceve,
pasce con gli occhi, e per l’orecchie beve.

138.Ne l’Atto terzo in su ’l girevol fuso
la machina versatile si volve,
e ritorna Attheon sparso e diffuso
il volto di sudor tutto e di polve;
onde di dar al Veltro ed al Seguso
alquanto di quiete alfin risolve.
Coglie le reti, e ne l’ombrosa e fosca
selva per riposar solo s’imbosca.