Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/317

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147.La Notte il sesto grado avea fornito
de la scala onde poggia a l’Orizonte,
quando da Cani e Cacciator seguito
comparve il Cervo, attraversando il monte.
Ma piú non potè Adone instupidito
sollevar gli occhi, o sostener la fronte:
onde in grembo a colei che gli è vicina,
sovravinto dal sonno, il capo inchina.

148.In quella guisa che dal primo Sole
tocco talor Papavero vermiglio
piegar la testa sonnacchiosa suole,
e tramortire in fra la rosa e ’l giglio;
abbassa in braccio a lei, che non si dole
di tal incarco, addormentato il ciglio;
né certo aver potea questa né quello
peso piú dolce, né guancial piú bello.

149.Questa fu la cagion, che non poteo
de la tragica strage il fin sentire,
né con che strazio doloroso e reo
venne sbranato il Giovane a morire,
né d’Autonoe i lamenti e d’Aristeo,
né de l’antico Cadmo i pianti udire;
ché la pietosa Dea, che ’n sen l’accolse,
infino al novo dí destar noi volse.

150.Giá richiamava i corridori alati
al giogo, al morso il portator del lume,
e giá desta dal suon de’ freni aurati,
e serena e ridente oltre il costume,
la Nutrice bellissima de’ prati
sorta era fuor de le purpuree piume
ad allattar de’ suoi celesti umori
herbe e le piante, e ne le piante i fiori,