Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/383

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19.Uopo non ha, ch’industre man qui tessa
di ben filato acciar gabbia o voliera
acciò che degli augei la turba in essa
senza poter fuggir stia prigioniera:
spaziosa uccellaia è l’aria istessa,
che fa Ior sempre Autunno e Primavera,
ed a la libertá d’ogni augellino
carcere volontario è il bel giardino.

20.Né rete né cancel rinchiude o serba
il pomposo Fagian, l’umil Pernice.
Il verde Parlator scioglie per l’erba
lingua del sermon nostro imitatrice.
V’ha di zaffiri e porpore superba
la sempiterna e singoiar Fenice.
V’ha quel, che ’n sé sospeso eccelse strade
tenta, e d’aure si nutre, e di rugiade.

21.L’Aquila imperiale il Sol vagheggia,
col rostro il petto il Pelican si fère,
va il Picchio a scosse, e l’Aghiron volteggia,
la Gru le sue falangi ordina in schiere,
lo Smeriglio e ’l Terzuol seguon l’Acceggia,
l’Oche in fila di sé fanno bandiere,
e la Gaza tra lor menando festa
erge la coda, e l’Upupa la cresta.

22.La Colomba or nel nido a covo geme,
or bacia il caro maschio, or tutta sola
rade l’aria con l’ali, or per l’estreme
cime d’un arboscel vola e rivola.
Or col Pavone innamorato insieme
ingemma al Sol la variabil gola,
del cui ricco monil Ciri fiorita
la corona del Vago in parte imita.