Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/649

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131.Cosmo di Cosmo anch’ei degno nipote
lascerá dopo lui memorie illustri,
e le genti rubelle e le devote
domerá, reggerá per molti lustri.
L’oro fia ’l men de la sua ricca dote,
quando con degne nozze Europa illustri,
copulando l’Hesperie, e novi onori
traendo d’Austro a la cittá de’ Fiori.

132.Mira colei, ch’alluma e rasserena
tutto di questo Ciel l’ampio Orizonte.
Quella fia sua consorte, e Madalena
(leggilo in lettre d’oro) ha scritto in fronte:
del gran fiume German limpida vena,
pur scaturita da l’Austriaco fonte.
Rosa giá mai non vagheggiò l’Aurora
piú modesta o piú bella in grembo a Flora.

133.Lunga istoria sarebbe, o bell’Adone,
de la schiatta ch’io dico a contar gli avi.
Giulio, Clemente, Hippolito, Leone,
e i lor sommi maneggi, e i pesi gravi.
Ostri, mitre, diademi, elmi, corone,
e stocchi, e scettri, e pastorali, e chiavi;
e la linea non mai rotta dagli anni
de’ Lorenzi, de’ Pieri, e de’ Giovanni.

134.Ma sovra questi, e sovr’ogni altro frutto
che sí nobil giá mai ceppo produca,
un rampollo gentil sará produtto,
in cui tanto valor fia che riluca,
ch’a lo splendor del suo legnaggio tutto
par che tenebre e lume a un punto adduca,
sí come Sol, ch’illumina le stelle,
ma sorgendo tra lor, le fa men belle.