Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/170

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158 parte terza

come mi stempro e sfaccio,
come ai miei pianti, ai prieghi
pace or prometti, or nieghi;
come talor, mentr’io non parlo e taccio,
usa ai continui stridi,
tu per te stessa gridi.
     Se ciò farai, prometto
mille ghirlande offrirti
del trasformato tuo vago Narciso,
e ’n quest’ermo boschetto
mille tra lauri e mirti
simulacri piantar del suo bel viso.
E se lá sul Cefiso,
mentr’ei visse pastore,
fu giá sí crudo teco,
qui presso al fido speco
vo’ che tu ’l goda almen rivolto in fiore;
e fien tuo specchio terso
le lagrime ch’io verso.
     Cosí l’umano velo,
placata alfin, Giunone
omai ti renda, e la favella intera!
Cosí ti renda il cielo
l’amato tuo garzone
ne la leggiadra sua forma primiera;
e l’aria ombrosa e nera
di quest’antro riposto,
ch’oggi risona solo
del tuo profondo duolo,
deggia de’ baci suoi risonar tosto,
ed a parlar s’avezze
de le vostre dolcezze!
     Lasso! dove son io?
chi di senno mi priva?
Stolto! a cui parlo? Misero! che tento?
Racconto il dolor mio