Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/79

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canzoni e madrigali amorosi 67

11

Treccia ricamata di perle.


     Questo bel crine aurato,
prezzo del mio dolore,
ritegno del mio core,
de le lagrime mie tutto fregiato,
fu giá tuo laccio, or è mio dono, Amore.
Ecco ch’io ’l bacio e godo,
e del mio ricco nodo
movo invidia agli amanti e dico altrui:
— Vedete l’oro, onde comprato io fui.


12

Pendenti in forma d’aspidi.


     Quegli aspidi lucenti,
che, d’oro e smalto in picciol orbe attorti,
da l’orecchie pendenti,
vaga Lilla, tu porti,
dimmi: che voglion dir? Sí, sí, t’intendo:
son de le pene altrui crude ed indegne
misteriose insegne;
ché, qual aspe mordendo,
cruda ferisci altrui, sorda non senti
preghi, pianti o lamenti.


13

Lo specchio.


     Qualor, chiaro cristallo,
vago pur di mirar quel vivo Sole
che ’n te specchiar si sòle,
in te le luci affiso,
ahi, ch’altro non vegg’io che ’l proprio viso!
Specchio fallace, ingrato,
se vagheggiar t’è dato
volto fra gli altri il piú ridente e vago,
non devresti serbar sí trista imago!