Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/104

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pratico ed anche l’uso della ragion teoretica ha la sua definitiva ragion d’essere solo in rapporto all’attività pratica ( pr. V. 121).

Ma questa dualità della ragione non ne spezza l’intima unità e la continuità dello svolgimento. Come la ragion teoretica costituisce nell’esperienza un sistema che trova nella sua unità e coerenza la conferma della sua obbiettività, così la ragion pratica crea al di là dell’esperienza un regno ideale di fini, la cui unità ed armonia le dà la certezza del suo valore. La ragion teoretica non estende il suo dominio sull’intelligibile che è oggetto soltanto di fede filosofica: ma anche questa fede ha la sua preparazione e la sua giustificazione nella ragion teoretica, che nella critica di sè stessa pone, con il concetto del limite dell’esperienza, l’esigenza d’una realtà che la trascenda (pr. VJ 121). D’altra parte la realtà empirica appare bensì, per virtù deH’intelletto, come un semplice meccanismo causale: una considerazione più profonda vede tuttavia in essa una creazione dello spirito ed uno strumento dei fini dello spirito e rende così possibile quella considerazione teologica della natura che mette questa in armonia con i fini supremi della ragion pratica.

Certo in nessuna parte Kant ha sistematicamente esposto una concezione di questo genere. Kant è stato sopratutto uno spirito analitico e più che considerare la realtà nella sua gradazione di valore e nella sua unità, si è arrestato ad ogni ordine di valori ed ha chiesto: dato questo valore, che cosa ne consegue?

A quali principi esso ci sforza a risalire? Onde non solo bisogna guardarsi dall’attribuirgli senz’altro una determinata ed esplicita metafìsica senza le numerose riserve e limitazioni critiche che caratterizzano essenzialmente la sua dottrina1; ma bisogna anche guardarsi dall’attribuirgli una precisa e particolare concatenazione di concetti e di problemi che non era nell’indole del pensiero. Tuttavia è fuor di dubbio che, almeno come opinione privata, a fondamento di tutto il suo pensiero sta una concezione idealistica della realtà, un idealismo.

  1. Se il pensiero di Kant abbia un fondamento metafisico è stato discusso fin dal suo tempo (Schad, Ob Kants Philos. Metaphysik sei, nel Philos. Journal, X. 66-79, 261-366) e si discute ancor oggi (Vaihinger, Kant ein Metaphysiker? nelle Sigwart-Abhandl. 1900, 133 ss.; Paulsen, Kants Verhàltn. zur Metaphysik, nei Kantsstudien IV, 413-447).