Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/105

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formale, com’egli si esprime (r. V. 338): e che soltanto alla luce di questa metafisica secreta è legittimo sperare di trovar il vero senso delle sue conclusioni critiche.

6. Quest’idealismo formale ci spiega in primo luogo il concetto kantiano della metafisica in generale e dell’etica in particolare come discipline razionali pure. Se infatti la realtà non è una molteplicità omogenea che si distenda in una serie storica di carattere empirico, ma è una progressione di valori, nella quale gli elementi empirici sono, in un grado più alto di realtà, stretti in una sintesi razionale che in sè riassume e potenzia ogni realtà inferiore, è naturale che la filosofia, la quale deve rispecchiare il mondo da questo punto di vista, no n sia una storia o, come Kant si esprime, una rapsodia, ma riproduca in sè l’ordine ed il valore della realtà considerata nell’espressione sua più alta e perciò sia un sistema razionale, una costruzione dialettica a priori. Nè nella critica del fatto logico, nè in quella del fatto morale è possibile quindi un procedimento psicologico o storico. Ogni ricorso a dati empirici significa la negazione del carattere puramente razionale dell’Ordine logico ed etico: negazione che travisa dal punto di vista teoretico il carattere vero della moralità e della scienza e riesce anche, quanto alla prima, praticamente funesta ( Grundl. 389, 406 ss., 425 ss.). Il filosofo deve accogliere in tutto il loro valore il dato logico ed etico come implicanti la totalità della realtà in un ordine nuovo e nella sua più alta espressione e ricercarne i fattori per ricostruirne idealmente il processo nella sua necessità interiore. Questo è il metodo da Kant applicato alla critica della conoscenza; questo è anche il metodo di un’/ca pura ( Grundl 387 ss., 409, 410, 411 ss.)1.

7. Di qui si comprende ancora perchè ed in qual senso Kant parte dal riconoscimento del valore etico come fatto. «Si può chiamare la conoscenza di questa legge fondamentale (la legge morale) un fatto della ragione perchè essa non si potrebbe ricavare per ragionamento da dati antecedenti della ragione, ma

  1. Cfr. Mueller-Braunschweig, Die Methode einer Ethik, 1908.