Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/128

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Questo indirizzo filosofico è senza dubbio in accordo con le nostre aspirazioni più alte: ad esso dobbiamo i sogni più belli che lo spirito umano abbia sognato sul mistero delle cose. Ma questi sogni non sembrano essere veramente, se noi li analizziamo a fondo, che veri e proprii sogni. Se noi scrutiamo i grandi sistemi filosofici, noi dobbiamo riconoscere che essi rassomigliano piuttosto a grandiose immaginazioni poetiche che non a costruzioni logiche. Essi partono, è vero, da nozioni chiare ed evidenti, ma per risalire ben tosto, senza una legittimazione logica sufficiente, alle affermazioni più ardite intorno a cose e ad esseri, circa i quali non abbiamo nessuna esperienza e perciò nessun mezzo di controllo. E il dubbio è tanto più giustificato in quanto nessuno di questi sistemi così faticosamente costruiti riesce ad affermarsi stabilmente: ad essi subito si oppongono e subentrano altri sistemi, destinati, alla lor volta, alla stessa sorte. Di più essi ci danno in molte parti l’impressione che il filosofo si affatichi intorno a questioni insolubili: il mondo è creato od increato? Come ha luogo l’unione dell’anima e del corpo? Come si concilia l'esistenza di Dio con la libertà dell’uomo? E con l’esistenza del male? Ma, ciò che è più grave, queste dottrine in più d’un punto si mettono in contraddizione con l’esperienza. Noi vediamo che le scienze, di mano in mano che progrediscono, rigettano nel regno delle favole molte delle loro affermazioni: sì che finiscono per screditarne le pretese, i metodi, i problemi e quasi per darli in pasto al ridicolo come un’aberrazione dello spirito.

Quindi non è meraviglia se contemporaneamente a questo indirizzo vediamo svolgersi, come un accompagnamento necessario, un indirizzo opposto quello che potremmo dire positivo, naturalistico, scettico. Quest’indirizzo sorge, si può dire, ad un tempo con la scienza; anzi non appare da principio che come una continuazione dell’opera della scienza. Quindi sembra partecipare anch’esso della solidità della stessa ed opporre con giusto orgoglio ai sogni della metafìsica una filosofìa veramente scientifica, fondata sul sicuro terreno dell’esperienza.

Ma anche questo si rivela, a breve andare, come un’illusione. Una critica sagace non tarda a scoprire che anche qui l’esperienza è fatta servire a conclusioni arbitrarie con gli stessi metodi della metafìsica: il materialismo è anch’esso una meta-